Vittime Diamanti

Associazione Vittime Investimenti Diamanti

L'Associazione Vittime Investimenti Diamanti A.V.I.D.

Assistiamo tutte le vittime indotte ad investire i propri risparmi in acquisto di diamanti attraverso intermediari finanziari

A.V.I.D – Associazione Vittime Investimenti Diamanti, non ha scopo di lucro, è apolitica ed ha la finalità di promuovere la tutela degli interessi, sia collettivi sia individuali, dei propri iscritti. In particolare l’ASSOCIAZIONE ha destinato un proprio fondo in denaro con la funzione di assistere tutte le vittime indotte ad investire i propri risparmi in acquisto di diamanti attraverso intermediari finanziari come le BANCHE in concorso con alcune società specializzate nella commercializzazione di diamanti ad un prezzo “gonfiato” notevolmente superiore rispetto a quello portato dai “listini Rapaport”.
Assumendo ogni iniziativa volta alla salvaguardia del Diritto al risarcimento dei danni subiti dai risparmiatori in tema di illeciti civili e penali contro il patrimonio ed al fine di garantire la loro rappresentanza e difesa legale. A.V.I.D. ha scelto quale Partner Legale lo Studio Calvetti & Partners di Treviso specializzato da molti anni nel contenzioso risarcitorio mediante Azioni Collettive. Allo stato sono già state avviate denunce/querele di risparmiatori iscritti all’ASSOCIAZIONE presentate davanti alla PROCURA DELLA REPUBBLICA DI TREVISO.
L’ipotesi di reato su cui stanno indagando il procuratore aggiunto di Milano Fabio De Pasquale e il P.M. Grazia Colacicco risulterebbe essere una presunta truffa ai danni di quei risparmiatori a cui sono stati venduti con raggiri diamanti (per un giro d’affari di almeno 300 milioni di euro nel corso del 2015 e circa mezzo miliardo lo scorso anno) a prezzi gonfiati Parte, dunque, l’azione collettiva relativa al caso passato alle cronache come “truffa dei diamanti”, ovvero quello che – secondo le prime ricostruzioni della Procura di Milano – è stato architettato da alcune società specializzare nella commercializzazione di diamanti “da investimento”, in concorso con numerosi istituti di credito, i quali incentivavano – senza dare le doverose e opportune informazioni - l’acquisto dei preziosi ad un prezzo di circa 3 volte superiore rispetto a quello portato dai “listini Rapaport”, causando così agli ignari risparmiatori/consumatori un’ingiusta e fraudolenta diminuzione del proprio patrimonio.
Nell’ambito dell’inchiesta, la Guardia di Finanza avrebbe già acquisito numerosissimi documenti negli uffici di Intesa Sanpaolo, UniCredit, Monte dei Paschi di Siena, Banco BPM e Popolare di Bari.